Nell’aprile del 1920, la rivista studentesca «La Fiamma Verde» proponeva un racconto a puntate dal titolo piuttosto avvincente: «Uno studente italiano in Transcaucasia alla ricerca della donna georgiana», riferendosi al viaggio in Georgia intrapreso dal direttore della medesima rivista, Massimo Notari, insieme al protagonista della storia, Piero Carlo Gadda, cugino di Carlo Emilio Gadda, destinato alla stregua di quest’ultimo a una produttiva carriera di scrittore e traduttore.
Di seguito tratterò della loro avventura, immortalata anche tramite numerose fotografie, ma prima ritengo sia opportuno delineare il quadro generale relativo al loro viaggio.

· Indicato in rosso: Massimo Notari, uno dei protagonisti di questa storia, in viaggio verso il Mar Nero. Nella seconda foto è invece cerchiato l’on. Ettore Conti, a capo della spedizione italiana in Transcaucasia, insieme agli altri membri della missione diretti verso Poti, con al margine il giovane Notari.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, l’Italia, nonostante ne uscisse vincitrice, si ritrovò ad affrontare una delle peggiori crisi economiche della sua storia. La mancanza di approvvigionamenti e di materie prime spinse i governi italiani di allora a intraprendere ogni iniziativa volta a sopperire alla crisi postbellica. In tale scenario politico radicalmente trasformato a livello internazionale, l’Italia dimostrò la sua intraprendenza alimentando una serie di iniziative e spedizioni verso la Transcaucasia. Di conseguenza, se gli interessi italiani nel Mar Nero erano stati fino ad allora modesti e contenuti dalla concorrenza straniera, con il crollo della Russia zarista e la nascita di nuovi Stati nel Caucaso meridionale si aprì un capitolo totalmente inedito della politica estera italiana.
Tra i nuovi paesi sorti nell’area, la neonata Repubblica georgiana fu la beneficiaria privilegiata delle attenzioni italiane. La Georgia, proclamatasi indipendente il 26 maggio del 1918, era riuscita a preservare la propria statualità dapprima sotto la protezione tedesca e poi sotto quella britannica, malgrado avesse passato una tumultuosa fase con le vicine Turchia e Russia. In previsione del ritiro britannico dall’area, nella primavera del 1919 gli inglesi proposero all’Italia di subentrargli nell’occupazione per garantire alla Georgia la prospettiva di una stabile indipendenza dalla Russia bolscevica. Il governo del «vittorioso» Orlando aveva perciò acconsentito all’invio, verso Batumi, di una piccola spedizione segreta già a maggio del 1919, per preparare il terreno a quella più grande e avviare le esportazioni di materie prime, come il carbone e il manganese, di cui l’Italia era fortemente bisognosa. Ben presto però il progetto di occupazione italiano, che con la caduta del Gabinetto Orlando non vide mai la luce, fu tramutato in un piano di penetrazione economica. A tal fine il governo di Francesco Nitti inviò in Georgia, nel febbraio del 1920, una grossa spedizione a carattere «civile» composta da una quarantina di esperti e industriali, una ventina di tecnici e circa duecento carabinieri.

· L’itinerario di andata e ritorno della spedizione italiana, percorso da Taranto fino a Baku, tra il 6 febbraio e il 23 marzo del 1920. Da notare, nel territorio georgiano, la visita a «Chiaturi», dove vi è uno dei giacimenti di manganese più grandi del Pianeta, e nei pressi di «Kutais», ovvero alla miniera di carbone di Tq’ibuli.
Riguardo alla Missione in Transcaucasia, guidata dal senatore e industriale, l’on. Ettore Conti, evito di dilungarmi ulteriormente, avendone parlato in un precedente articolo risalente all’11 marzo. Invece, questa volta, vorrei esporre il punto di vista di due giovani studenti italiani che, con rigore istituzionale non priva di una certa dose di goliardia, presero parte a quella spedizione: Piero Carlo Gadda, nipote dell’on. Conti e suo segretario durante la missione, e un suo compagno di studi, il giovane direttore della rivista studentesca «La Fiamma Verde», Massimo Notari.
La loro avventura fu raccontata in tre puntate sulla medesima rivista, accompagnate da numerose fotografie di seguito esposte mano a mano che si entra nella narrazione.

· Nella prima foto: Massimo Notari al largo di Costantinopoli. A fianco, i compagni Gadda e Notari (1 e 2) a bordo del «Solunto», mentre compiono acrobazie all’imbocco del Bosforo.
Quando, il 6 febbraio del 1920, il piroscafo «Solunto» era in procinto di salpare da Taranto, trasportando, oltre a circa 250 italiani, anche 500 tonnellate di grano destinate a far fronte alla crisi alimentare georgiana, fecero appena in tempo a sopraggiungere nel porto, per dargli l’ultimo saluto, gli amici di Massimo Notari e di Piero Gadda. Poco più avanti ne diedero notizia sulla propria rivista studentesca milanese: «A loro e a tutti gli altri componenti la Missione, che vanno con il più nobile fervore a tener alto il nome della civiltà e del lavoro d’Italia in terre lontane, poco note e pur fertilissime regioni, destinate certamente ad avere col nostro paese larghi e reciprocamente utili scambi, mandiamo un caldo saluto augurale».

· L’intervista rilasciata dall’on. Conti al direttore del «Popolo d’Italia», Benito Mussolini, una settimana prima della sua partenza per la Georgia. Come ricordato nelle sue memorie da Conti, Mussolini promise di partecipare alla spedizione, ma fu trattenuto in Italia dall’aggravarsi della questione fiumana. A fianco: Un frammento di un articolo della gazzetta georgiana «Sakartvelos Respublik’a» in cui il rappresentante georgiano a Roma, Sabakhtarashvili, informa il Ministro degli Esteri georgiano riguardo la partenza della spedizione italiana e sollecita la predisposizione di un treno a Poti esclusivamente per gli italiani.
La nave giunse a destinazione nel porto di Poti il 14 febbraio, dopo un tumultuoso viaggio di otto giorni tra una fittissima nebbia, con l’equipaggio in preda al mal di mare, il timore di affondare in seguito agli appelli provenienti da un bastimento incappato in una mina, nonché la morte dei polli e dei bovini portati a bordo in riserva e gettati ai pesci con rammarico. A Poti gli italiani furono calorosamente accolti, in mezzo a un desolato panorama coperto dalla neve, da quattro incaricati del governo georgiano. Il giorno seguente, Conti e il suo entourage si diressero in treno verso la capitale Tbilisi, per accreditarsi dinanzi al parlamento georgiano. Anche il liceale Piero Gadda manifestava la propria curiosità intellettuale, come emerge dalle sue parole: «Già dal treno che, solcando l’oscurità della notte, mi recava al cuore tenebroso della Transcaucasia, la mia avidità di cultura etnografica era decisamente orientata alla conoscenza della donna georgiana». In realtà l’attenzione alla figura femminile da parte del giovane liceale era un espediente per invogliare alla lettura del suo breve resoconto di viaggio i suoi, altrettanti giovani, lettori e lettrici. Arrivato a Tbilisi insieme agli altri membri della Missione dopo quaranta estenuanti ore di viaggio in treno, Gadda si precipitò al Teatro dell’Opera cittadino, dove, oltre a essere colpito dalla portata delle pietanze addentate dalla platea durante lo spettacolo, fu ammagliato da una graziosa ragazza polacca. Soggiornando all’albergo «Hotel d’Orient» Gadda notava curiosamente che «le avvenenti e molteplici serventi sono tutte georgiane… di razza teutonica», data la presenza ottocentesca di colonie tedesche a sud di Tbilisi. Ad ogni modo, data la bravura di unire l’utile al dilettevole del giovane liceale, aveva anch’egli degli impegni istituzionali in qualità di membro della missione, come l’incontro con il professore Selikoff, insegnante di un ginnasio di Tbilisi. Gadda si diresse quindi verso l’indirizzo del ginnasio, dove attese invano il suddetto professore fino all’imbrunire. Alla fine prese coraggio e osò entrare nell’edificio dove gli si prospettava una salita di 18 scalini in cima ai quali conobbe una ragazza georgiana: «Quei diciotto scalini erano, come dire… troneggiati?…incoronati?… sormontati?… da due magnifici, incantevolissimi occhioni…». Nonostante l’incontro sospettosamente romanzato, tale ragazza sarebbe diventata, a detta del nostro protagonista, la sua Beatrice «dato che veramente la Transcaucasia si possa appaiare al Paradiso». Gadda e la ragazza girarono poi in lungo e in largo per Tbilisi, scattando numerose fotografie e visitando in primo luogo il bazar del quartiere musulmano, dove Gadda fu affascinato dalla vista di un cammello. Per parlarsi comunicavano entrambi in tedesco anche se difficilmente si comprendevano l’un l’altro: «Non comprende? Sorride: e mi basta. E una segreta dolcezza trionfale io ho nel profondo dell’animo: perché la bellezza georgiana è tutta nella mia amica: il viso ovale perfetto, la bocca grave sopra la brevità del mento, la linea del naso di pura schiatta caucasica, e gli occhi… gli occhi… […] Mi taccio. Il mio silenzio è grande». Durante la passeggiata giunsero a un crocicchio, rivelatosi essere il ritrovo dei venditori ambulanti, in cui Gadda venne colpito dalla povertà degli abitanti quando vide dei cenciosi mangiare a «una mensa perenne» attorno a una padella che crepitava tutto il giorno. Ma prima di rientrare attese che il muezzin apparisse sul minareto per richiamare alla preghiera.

· Alcune fotografie scattate da Notari: un corteo di studenti a Tbilisi, un ufficiale che passa in rassegna le truppe georgiane e infine, immortalato da Gadda, «il patriarca di Mtsket».
La sera, rientrato in albergo, trovò un invito della sua “Beatrice” a bere un «ciai», ossia un tè, citando testualmente l’invito: «Così – scrivono amabilmente gli occhioni neri – le farò conoscere un pochino il nostro ambiente e le presenterò le mie compagne, tutte, come me, armene…». Fu così che la ragazza che egli credette georgiana si rivelò essere in realtà armena. Deluso, per via della curiosità nutrita proprio nella conoscenza delle donne georgiane, cercò di volgere l’attenzione altrove: «Non osai però tosto riprendere la ricerca della donna georgiana: pur indirizzandomi ancora, ma per vie traverse, alla mia mèta alta quanto ostinatamente perseguita! Cominciai, cioè, col deviare la mia attenzione sui tappeti» e prosegue in una lunga, per quanto noiosa, descrizione di una contrattazione di cui fece esperienza con un venditore locale di tappeti. Si dilunga poi nella descrizione dei banchetti e delle danze georgiane, con i relativi costumi tradizionali. Tuttavia, poco più avanti, ritorna al motivo conduttore delle sue righe: «Ho trovato la donna polacca, l’armena, la russa, la maomettana, l’ebrea, persino la… tedesca!… e la donna georgiana? Me la saluta lei la donna georgiana […] Una sola è ormai la salvezza per il ramingo studente italiano in Transcaucasia: il ginnasio femminile georgiano». Fortunatamente, continua Gadda, «mentre io vagolavo dietro vane ombre, egli, l’impareggiabile nostro direttore, organizzava un’intervista nelle scuole medie di Tiflis».
La parola passa dunque a Massimo Notari, che fu presentato dal principe Giorgi Machabeli, già membro del corpo diplomatico georgiano in Italia, al rettore del ginnasio femminile di Tbilisi. Anche se Gadda, suo malgrado, non poté essere presente all’agognato evento. A questo proposito Notari tiene a precisare: «credo inutile ripetere ai lettori le ragioni che mi hanno costretto a violare l’austerità studiosa di un ginnasio femminile di Tiflis, e a scegliere tra i dieci edifici medi della capitale quello composto d’elemento prettamente georgiano».

· «Le studentesse del Ginnasio Georgiano di Tiflis» mentre acclamano festosamente Notari. A fianco, particolare dell’edificio dello stesso ginnasio con in alto una croce posta in segno di lutto per le vittime del terremoto del 21 febbraio, che colse anche gli italiani ivi presenti e distrusse la vicina cittadina di Gori.
Al ginnasio di Tbilisi, Notari impartisce una lezione di francese a venti allieve sedicenni, interrogate all’istante da una severa insegnante, emozionata dalla presenza del giovane italiano sul cui volto si impone un’aria cattedratica, tanto da indurlo a confessare di sentirsi in uno stato alquanto ieratico: «Ormai mi sentivo più Ministro dell’Istruzione Mondiale che non studente di Liceo a Milano». Alla fine della lezione, Notari si diresse a fare una diligente visita ai laboratori scientifici e alle ben fornite biblioteche, mentre tentava di raccogliere informazioni riguardanti il funzionamento del sistema scolastico della neonata Repubblica georgiana. Scrive a tal proposito che era in vigore una riforma per differenziare la scuola georgiana il più possibile dal passato sistema russo. Prosegue quindi con una scrupolosa descrizione dell’istruzione georgiana: «Allo stato odierno delle cose, tra i quattro anni elementari obbligatori ed i corsi universitari , esistono otto classi. Di queste, le prime quattro non hanno suddivisioni speciali e si potrebbero chiamare elementari superiori; le seconde quattro si diramano in tre gruppi specializzati a seconda delle tendenze, diciamo così «classiche», «moderne» oppure «tecniche» degli allievi […] L’insegnamento più intenso è quello delle lingue moderne (due a scelta) e della matematica». Prima di accommiatarsi dalle studentesse, Notari venne invitato nel cortile del Ginnasio per assistere alla sfilata che le 280 studentesse georgiane divise a squadre, con le capiclasse a lato, misero in scena per salutarlo. In questa occasione Notari sottopose le allieve del ginnasio a una sorta di sondaggio per conoscere le loro preferenze intorno alle varie materie di studio: «su 280 votanti (di elemento prettamente georgiano: a Tiflis vi sono Ginnasi russi, armeni, ecc.), 65 preferiscono la storia e letteratura generale: 60 la storia e letteratura georgiana; 36 la matematica; 31 le scienze naturali; 23 le lingue moderne; 20 la musica; 19 la geografia; 19 la lingua e letteratura russa; 7 la psicologia».
Finita l’ispezione, mentre Notari incedeva verso l’uscita, da una porta socchiusa sentì «tre vocine gentili che in italiano stentoreo mi dicevano : “Addio!”».
Alla fine conclude riguardo il suo operato affermando di essere «convinto che dal lungo scambio d’idee non possono scaturire che benefici effetti. Tra quelli immediati, ad esempio, l’aver fatto adottare il sistema Montessori a tutte le scuole primarie, e aver messo, conseguentemente, in diretto rapporto la Soc. Umanitaria di Milano e il Ministro della P.I. della Georgia». Questo dettaglio sull’adozione del metodo Montessori in Georgia richiede un piccolo approfondimento: nell’estate del 1920, grazie all’operato dell’allora segretario della Umanitaria milanese, Augusto Osimo, che inviò in Georgia alcuni pedagogisti italiani, fu aperta a Tbilisi una «casa del bambino» in cui furono iscritti più di 800 bambini. In conseguenza dell’esperimento, l’allora Ministro della Pubblica Istruzione georgiano deliberò che il metodo Montessori fosse adottato da tutte le scuole infantili ed elementari della Capitale. La riforma montessoriana si diffuse talmente tanto che le «case del bambino» sopravvissero all’instaurazione del regime sovietico, continuando a funzionare fino alla fine degli anni ’20.

· In ordine: 1) e 2)- I compagni Gadda e Notari, in tolda a bordo del «Solunto» ancorato al largo di Costantinopoli – 3) Piero Gadda fotografato da Notari mentre, sulla via del ritorno, sta preparando l’articolo per «La Fiamma Verde» – 4) Cattedrale di Tiflis con in basso un corteo dell’esercito -5) La città di Mtskheta, a nord di Tbilisi, fotografata da Gadda durante la visita delle delegazione italiana negli ultimi giorni della sua permanenza -6)Fortezze venete sulle rive del Bosforo fotografate da Gadda -7) A Costantinopoli: l’Ammiraglio De Grossi, comandante della flotta italiana in Oriente, si reca a visitare S. E. Conti a bordo del «Solunto» -8) Un vaporetto passeggeri turco -9) Corazzata italiana davanti a Costantinopoli, fotografata da M. Notari.
Alcuni mesi dopo il suo rientro in Italia, il 30 giugno del 1920 Massimo Notari tenne nel Salone del Circolo Interessi Industriali e Commerciali di Milano una conferenza promossa dalla Unione Generale degli Insegnanti Italiani, dal titolo «L’Italia in Transcaucasia». Alla conferenza, presentata dal prof. Solmi dell’Università di Pavia, Notari diede conto del viaggio compiuto, illustrando le risorse minerarie delle tre repubbliche transcaucasiche, e affermando, secondo quanto riportato sul Corriere della Sera, che «La Georgia specialmente potrebbe diventare un facile e lucroso sbocco dei prodotti italiani, mentre dall’altra parte da essa si potrebbero ritrarre a ottime condizioni importantissime materie prime e soprattutto carbone, manganese e petrolio». La sobria esposizione, resa più interessante da belle proiezioni, presumibilmente scattate dallo stesso Notari, ottenne molti applausi dal folto pubblico.
Massimo Notari sarebbe purtroppo deceduto prematuramente all’età di 18 anni nel marzo dell’anno seguente per una grave forma di febbre tifoide, mentre si recava a Praga per partecipare a un congresso studentesco. Il fato inesorabile recise prematuramente l’esistenza di un giovane talento, nella cui breve ma intensa vita si intreccia, sorprendentemente, anche un profondo legame con la Georgia che in questa sede ho tentato di farvi conoscere.

· Piero Gadda Conti fotografato negli anni ’70.
Piero Carlo Gadda, cugino del più noto Carlo Emilio Gadda, che in futuro avrebbe adottato il cognome dello zio Ettore Conti, avrebbe invece intrapreso una proficua carriera da scrittore, annoverandosi nel 1970 tra i vincitori del Premio letterario Bagutta per il romanzo «La paura», insieme a Indro Montanelli e Italo Calvino. Eppure, chi avrebbe immaginato che un traduttore tanto noto di Stevenson e Mark Twain, nella sua giovinezza, fosse stato nel Caucaso alla ricerca di una ragazza georgiana? Con ciò, si colma una delle tante pagine bianche della storia.

A cura di Togo Datuadze
Bibliografia:
Conti Ettore, Dal taccuino di un borghese, capitolo nono (1920), Il Mulino, 1986.
Gadda Piero Carlo, Uno studente italiano in Transcaucasia – Alla ricerca della donna georgiana, «La Fiamma Verde», anno II, n.4, Aprile 1920.
Notari Massimo, Scuole Medie Georgiane: La visita trionfale a un ginnasio femminile di Tiflis, «La Fiamma Verde», anno II, n.5, Maggio 1920.















































