Michele Brancale – A Firenze, nella chiesa di San Giovannino, è stata presentata l’antologia con inediti di Michele Brancale edita da Gradiva
Sabato 15 febbraio 2025, alle 18, nella chiesa di San Giovannino a Firenze in via San Gallo 66, è stata presentata ‘Il canto delle cose’, l’antologia bilingue che presenta anche inediti di Michele Brancale scritti in questi anni ed è stata pubblicata da Gradiva. E’ stato Franco Renzi ad organizzare questo momento dedicato al linguaggio poetico. Di fatto una sosta senza attraversare tempo, luoghi e vite. Quando ci si ferma allora si ascolta ‘Il Canto delle Cose’: un viaggio da Ciudad Juarez al Mediterraneo, dalle ferite della Storia alle canzoni che ci accompagnano nel corso degli anni. Traduzione di Irene Marchegiani, introduzione di Plinio Perilli.

Il libro di poesie di Michele Brancale, ‘The Singing of Things’, ‘Il Canto delle Cose’, edito in italiano e inglese con testo a fronte da Gradiva Publications, si compone di un’antologia di testi da cinque raccolte precedenti e due sezioni di inediti (da una parte ‘Ciudad Juarez’, ‘Aldo Moro’, M, ‘Su un barcone nel Mar Mediterraneo’, ‘Dio è il più grande e non implode’, dall’altra sei liriche ispirate da altrettante canzoni come omaggio ai cantautori statunitensi, da Browne, a Joel e Springsteen). La traduzione è di Irene Marchegiani, autrice e docente di Lingua e Letteratura italiana alla California State University e direttrice di Dipartimento della Stony Brook University di New York. Firma l’introduzione lo scrittore Plinio Perilli.

Il canto delle cose è quello che si manifesta in quei momenti di silenzio che interrompono le fretta, sospinta anche dalla logica istantanea degli strumenti digitali, che fa attraversare luoghi e vite e li disperde nel rumore di fondo che accompagna i nostri giorni. In questo volume trovano posto i temi visitati negli anni da Brancale, e su tutti, la fiducia nelle possibilità di risposta degli esseri umani alle ferite della Storia.
“E poi – scrive Perilli – la cara sorpresa degli inediti, impegnati e misurati, luminosi e consci di tutto: le ombre che ci impaludano, una scricchiolante ma a tratti impennata, librata cognizione del dolore. Prendiamo un testo come ‘Dio è il più grande’. Difficile dubitare del fascino di questa invocazione che non insegna vendette, non tradisce rabbia, non custodisce in cuore altro che la forza benefica, l’esperienza di un Dio fraterno e salvifico: ‘Dio è il più grande, perché agisce, / semina e al tempo stesso aspetta’. E poi l’autore scrive, raccoglie, intesse un arazzo metropolitano fatto di adesioni e mancamenti, fedeltà e tradimenti all’umano, troppo umano, che attraversiamo e ci attraversa. Ma che ci spinge a crescere, a reagire, a scegliere il Bene” e ad ascoltare quel canto, quella voce, che che “arriva se non si chiude / la strada per essere umani ancora”.
Michele Brancale è Presidente del Premio Letterario Camaiore.
Comunicato della redazione di Met















































