L’Italia riconobbe l’indipendenza della Georgia nel 1920, avviando significativi rapporti diplomatici ed economici, caratterizzati da scambi commerciali, investimenti e cooperazione militare. Nel 1921, nonostante il riconoscimento internazionale, la Georgia fu invasa dall’Armata Rossa e il governo legittimo fu costretto all’esilio con il sostegno italiano. A seguito dell’annessione alla Russia sovietica, l’Italia figurò tra i pochi Paesi a mantenere una presenza diplomatica in Georgia fino alla fine degli anni Venti (Redazione).
Nella lettera in foto, il Colonnello Melchiade Gabba informa il Ministro degli Esteri della Repubblica Democratica di Georgia, Evgeni Gegechkori, che l’Italia ha riconosciuto l’indipendenza georgiana in una riunione del Consiglio Supremo alleato tenuto a Parigi nel gennaio del 1920.

L’Italia votò anche a favore dell’ammissione della Georgia alla Lega delle Nazioni, nel dicembre del 1920.
L’ambasciatore italiano designato in Georgia dal Ministro Carlo Sforza fu Vittorio Cerruti, che giunse a Tbilisi all’inizio del gennaio del 1921. Parallelamente arrivò a Roma Giorgi Machabeli, il primo ambasciatore georgiano in Italia, che in seguito si sarebbe sposato con un’attrice italiana.
In realtà da ben prima si erano instaurati degli ottimi rapporti bilaterali di tipo economico.

Durante le trattative di Pace di Parigi il Primo Ministro britannico Lloyd George convinse il Primo Ministro italiano Vittorio E. Orlando e il MAE Sydney Sonnino a sostituire le truppe britanniche in Transcaucasia con quelle italiane. Nell’aprile del 1919 giunse quindi a Batumi, in Georgia, una missione diplomatica composta da ben 18 diplomatici italiani, tra cui Aimone di Savoia, per pianificare la sostituzione delle truppe inglesi con quelle italiane — velleitario piano di occupazione che con la caduta del governo di V.E. Orlando in seguito non venne mai attuata. Tuttavia, nell’estate dello stesso anno il mondo della borghesia romana e milanese si interessò ad acquistare le ingenti quantità di merci invendute stoccate nel Caucaso, tra cui grosse quantità di seta e soprattutto manganese proprio dalla Georgia. A tal proposito giunsero in Georgia i senatori Ettore Conti, Luigi della Torre e altri esponenti del mondo economico. A Milano vennero fondate la Compagnia Italiana della Transcaucasia con un capitale di 50mln di lire e la Banca Italo-Caucasica di Sconto con un capitale di 40mln, con l’intento di ottenere partecipazioni nel settore minerario locale; una filiale di quest’ultima fu aperta anche a Tbilisi. La Banca italiana di Sconto entrò poi in trattative per la concessione delle miniere di Tq’varcheli senza che ottenesse alcun risultato. Nacquero numerose altre società come la Società Italiana per il Caucaso, la anonima SAGO ecc. Si mosse anche il mondo del settore dei trasporti e nel maggio del 1919 venne istituta la linea Taranto-Batumi.

Nel giugno del 1919 il governo georgiano di Noe Zhordania acquistò, tramite una sorta di baratto, 10 aerei Ansaldo SVA-10 (scelti personalmente dal Colonnello Matchavariani) e concluse un accordo con cui nel settembre dello stesso anno una nave italiana consegnò al porto di Poti grosse quantità di munizioni e artiglieria. In totale tra l’estate del 1919 e l’estate del 1920 la Georgia importò dall’Italia 24mila tonnellate di merci, per un valore di 80mln di lire. Gli investimenti italiani non furono di certo irrisori ma per via dell’instabilità economica del paese le società italiane registrarono grosse perdite e dovettero ripiegare sul mercato russo.
Purtroppo però, nonostante la Russia sovietica avesse riconosciuto i confini della Georgia con il Trattato di Mosca il 7 maggio del 1920, l’Armata Rossa invase comunque il paese a metà febbraio del 1921 costringendo all’esilio il legittimo governo di Noe Zhordania, evacuato con i membri del suo governo su una nave fatta pervenire a Batumi da Vittorio Cerruti.
Appare curioso come con l’annessione della Georgia alla Russia Sovietica gli unici ambasciatori che ebbero l’assenso a rimanere fossero quello italiano, a patto che Cerruti, considerato ostile dai sovietici, venisse sostituito, e quello tedesco, principalmente per via degli investmenti. In Georgia rimase attivo a tal fine un consolato regio del Regno d’Italia fino alla fine degli anni ’20.
Fonte dell’articolo: Luigi De Matteo, Verso il Mar Nero nella crisi del primo dopoguerra. Programmi governativi, imprese e investimenti italiani in Transcaucasia, in Storia economica, Anno XII (2009), n. 3, pp. 279-334.

A cura di Togo Datuadze















































